“Sono felice e non tornerei indietro”

Gli studenti di terza Media dialogano con fra’ Matteo del Monastero della Cascinazza sui criteri e le modalità delle scelte importanti della vita.
Tante le domande a cui il giovane monaco risponde, conquistando tutti per l’entusiasmo e la passione con cui vive.

Venerdì 28 ottobre 2016. E’ davvero una uscita straordinaria quella vissuta dagli studenti di terza media. A tema la scelta della scuola superiore; si tratta di un momento del percorso di orientamento per accompagnare i ragazzi a compiere questo passo il più consapevolmente possibile.
La sfida è già aperta: la vita è un compito? Questa la domanda nel volantino di invito per la giornata. Si decide di chiederlo a fra’ Matteo del Monastero Benedettino della Cascinazza di Buccinasco. In classe si prepara l’uscita e le domande degli studenti vengono fuori a raffica. Perché lo chiediamo proprio a dei monaci? Per aiutarci a capire quale criterio li ha guidati nel compiere la scelta della vita.
Così venerdì si parte. Sulla strada ci si ferma per il pranzo alla Cascina Santa Marta a Zibido San Giacomo dove ci accoglie Monica appassionata di cavalli che, nella scuderia, invita tutti a provare il volteggio. Qualcuno sa già andare al trotto qualcun altro prova l’emozione di salire a cavallo per la prima volta. Mentre il tiepido sole autunnale rende i campi dorati si fanno quattro tiri al pallone e poi subito una visita veloce al Museo Salterio per comprendere la ricca memoria del territorio e il lavoro delle sue genti.
Alle 15.00 ci aspetta fra’ Matteo, siamo tutti un po’ emozionati ed incuriositi. Matteo è in monastero dal 2010, ha 31 anni, ha studiato giurisprudenza e ha fatto da poco la professione solenne. Ha già letto le domande degli studenti ed essendo così tante le ha diligentemente raggruppate con i nomi di chi le ha poste. “Cosa fate?” “Perché fare la birra, perché fate questo lavoro? Perché coltivate?” “Ma non è noiosa questa vita, non è pesante fare le stesse cose tutti i giorni?”
Così Matteo, che vuole conoscere i volti dei ragazzi uno ad uno, comincia col raccontare della giornata del monaco senza sottrarsi ad alcuna domanda o curiosità.
“Ma perché hai studiato duramente per poi rinunciare facendo altro?” chiede Lorenzo. Fra’ Matteo risponde con impeto: “nel fare quello che mi viene chiesto ho scoperto di essere contento…Magari anche voi domani dovete studiare una materia che non vi piace, tutti dobbiamo fare delle cose che non ci piacciono o che non ci siamo scelti; la sorpresa grande per la mia vita è stata accorgermi di essere lieto e grato nel fare quello che mi è chiesto.”
“Come fate a stare tanto in silenzio?” Qui Matteo sembra un torrente in piena mentre testimonia mille cose sul silenzio, soffermandosi sulla scoperta che ti fa custodire quello che succede.
Ci sono poi quelle che Matteo definisce le domande ‘toste’ come “guardate la TV?” (Oppure “Puoi usare il cellulare?” “Come usi i soldi e come fai a chiamare a casa?”
E Matteo con pazienza racconta quello che fa e usa sempre sottolineando la convenienza che ne deriva. Ma veniamo alla grande domanda: “perché sei qui?”, “come hai fatto a scegliere?” “ma non ti sembra di avere buttato via la tua vita?” “Che criteri seguire quando si tratta di fare una scelta decisiva come quella della scuola superior?”
“Quando uno fa una scelta, sceglie perché intravede in quella cosa la possibilità di essere più contento” è il primo criterio che viene suggerito.
Il secondo è che bisogna chiedere di poter essere felici e, fondamentale, è il rapporto con qualcuno da cui si è voluti bene che non dice cosa fare ma aiuta a guardare tutti gli elementi che sono in gioco. Il campanello d’allarme è sempre qualcuno che ama la vostra vita e il vostro destino e che non vuole forzarvi ma che vi aiuta soprattutto con delle domande. L’altra cosa è che si può anche sbagliare la scelta della scuola ma vivere comunque un’esperienza positiva per altri fattori che non sono le materie. Scegliete con tutti i criteri facendovi aiutare dai vostri professori e genitori però è vero che non abbiamo in mano tutti i fattori e che c’è qualcosa che va aldilà della singola scelta specifica. La vita è un grande disegno che non è nelle proprie mani…”
Le domande non finirebbero più ma sono già passate due ore. Ancora un’ultima domanda: “cosa ti aiuta ad affrontare la fatica?” “La fatica non contrasta con la bellezza di quello che uno vive. Ho in mente il momento in cui sono andato dal superiore, e gli ho detto che facevo fatica e lui: ‘falla!’… Questa risposta semplicissima è rivoluzionaria perché noi abbiamo in mente che non dobbiamo fare fatica ma nessuno nella storia dell’umanità ha detto che non bisogna fare fatica. Anzi nel tempo uno vede che tutte le cose belle costano fatica. La cosa che più di tutto aiuta è avere chiaro quello che uno deve fare.. La fatica non pesa se è chiaro il motivo per cui la si fa; se non è chiaro il motivo non vale la pena. Non è che la felicità è quando alle cinque e mezza, finito di studiare, si può andare a giocare a basket. La vita va goduta tutta, ma solo implicandosi uno lo scopre.”
Matteo invita poi a visitare il birrificio, il suo principale luogo di lavoro. Ma anche nella corte che ora risuona delle voci allegre dei ragazzi il dialogo continua. E Alessandro: “cosa vuoi fare nella vita?” E Matteo: “La volontà di Dio, conviene!”.
Prima dei saluti è Matteo a fare l’ultima domanda: “chi è Anna? Anna tu hai chiesto: ‘sei felice? Se tu potessi tornare indietro cambieresti la tua scelta?’ La mia risposta è: sì sono felice e non tornerei indietro.”

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