Quando vedi le stelle a cosa pensi? L’incontro con l’astrofisico Massimo Robberto

Un ospite davvero speciale ha incontrato gli studenti della scuola media dell’Istituto Canossa mercoledì 24 maggio 2017. Il professor Massimo Robberto full scientist della NASA presso lo Space Telescope Science Institute di Baltimora, ha dialogato a lungo con studenti e professori sulla sua passione per il cosmo e le stelle. Lo scienziato che si occupa della camera per il vicino infrarosso che equipaggerà il nuovo telescopio spaziale James Webb, ha mostrato agli studenti le più recenti immagini delle galassie e del telescopio ormai prossimo al suo lancio nello spazio.
Tante e di ogni tipo le domande dei ragazzi. Come hai capito di essere appassionato a questo lavoro? Questa passione è nata da qualche bisogno? Che strada hai dovuto fare per arrivare dove sei ora? Sei felice della tua scelta e del tuo lavoro?
‘Il mio lavoro ha scelto me. Fin da ragazzo avevo una grande curiosità che non veniva mai meno e quando ho messo gli occhi per la prima volta in un telescopio mi sono detto: voglio vedere, voglio capire. Erano gli anni dello sbarco sulla luna e lo spazio per me era la grande avventura. Le scelte poi si sono sviluppate seguendo quello che avevo nel cuore’.
Che cosa sono le stelle per te? Quando vedi le stelle a cosa pensi?
‘Le stelle sono sistemi estremamente semplici che rendono l’universo ricco di elementi. Noi siamo la cosa più effimera che si possa immaginare nell’universo eppure siamo quel punto che lo può guardare, da dove la natura stessa si guarda. Che strana importanza ci è data; siamo la voce del creato’.
Qual è la tua costellazione preferita?
La nebulosa di Orione. In questa regione, in questo momento, stanno nascendo delle stelle. Desideriamo fotografare il centro delle galassie’.
Ma qual è lo scopo ultimo della tua ricerca?
‘Soddisfare la nostra curiosità. Da questa curiosità, che è come quella dei bambini, nella storia sono emerse le prime domande e le prime risposte. Le domande sono la cosa più grande che abbiamo. Non c’è nessuna domanda banale. Ogni volta che s’incontra una risposta nasce una nuova domanda. Una delle domande più importanti nella storia della cosmologia è: perché di notte il cielo è buio? Dove va a finire tutta questa luce? Occorre che l’universo sia nato, si espanda. Questa complessità ordinata ci provoca una curiosità e il bisogno dello strumento giusto per conoscerla. E’ una grande opera costruire la propria vita e non si può farlo da soli. Bisogna essere accompagnati dagli amici giusti.
Ma allora come possiamo vivere anche noi di fronte alla realtà come degli esploratori?
Conoscere l’universo vuol dire prima di tutto guardare la realtà che ci attira, che desta la nostra curiosità. E’ una curiosità che abbiamo tutti. La fortuna che abbiamo come scienziati è quella di avere a che fare con la realtà, con i dati. Dobbiamo trattare bene la realtà perché quello che abbiamo davanti è sempre di più di quello che pensiamo. Dalle stelle, che sono la cosa più altro da noi, impariamo ad amare la verità più di quello che pensiamo’.

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