Ora di religione: esperienza e coscienza di sé. L’intervista a Benedetta Fraccia

Una laurea in filosofia all’Università Cattolica di Milano con una tesi triennale sull’indagine esistenzialista di Jean-Paul Sarte e una tesi specialistica sull’opera di Jean-Luc Marion. Poi gli studi per conseguire la laurea in scienze religiose con un lavoro finale sulle teorie di Josef Tischner e sulle omelie di Jerzy Popieluszko. È il percorso di studio di Benedetta Fraccia, titolare della cattedra di religione presso l’Istituto Canossa. Sposata, due figli, la docente ha dedicato la sua vita alla scuola. A Pavia, presso un liceo paritario, insegna storia e filosofia. Ma sentiamo che cosa ci ha detto sul significato e sulla modalità didattica dell’ora di religione.

Come affronta l’ora di religione?
«Non è una materia come le altre. Certo, c’è una base scientifica che interessa gli aspetti di natura teologica e filologica rispetto ai quali i ragazzi devono sviluppare una confidenza e una maturità di giudizio. Ma l’elemento più affascinante di questa disciplina riguarda la vita di Gesù e il livello di coinvolgimento personale che richiede un riferimento così alto e profondo».

Quali sono i temi che tratta a lezione?
«Il programma, nel corso dei tre anni, interessa gli aspetti religiosi e antropologici, la meraviglia e il dono del cristianesimo, il confronto con le altre religioni, la lettura e l’analisi ragionata dei testi sacri cristiani. Ma soprattutto ciò che rappresenta il cuore della disciplina è la comprensione vera della lezione esistenziale che si può ricavare dalla vita di Gesù. È qui che con i ragazzi si può realizzare un lavoro di scavo interiore, di giudizio su ciò che accade nelle loro vite, di sviluppo della coscienza di sé. È qui che la parola rivelata si fa davvero autentica e aderisce all’esperienza umana. La grande sfida è fare un percorso che unisca entrambi gli aspetti: il livello scientifico e di studio con la capacità di fare chiarezza sull’umano».

Come imposta didatticamente la lezione?
«Il metodo è multidisciplinare. Mi affido a diversi strumenti: dal film alla poesia, dalle canzoni alla pittura. Gli scritti dei ragazzi rappresentano quasi sempre il culmine del lavoro, la prova della sincerità che intendiamo garantire nell’analisi di ciò che viviamo e ci portiamo dentro. Anche la discussione libera, il confronto tra di noi, la riflessione impressionistica purché autentica rappresentano una via per giungere ad un giudizio maturo e consapevole. Parliamo e ci ascoltiamo tentando ogni volta di dare ragione delle nostre idee, provando ad andare in fondo alle cose, procedendo in modo analitico. Ciò che ci proponiamo è raggiungere il traguardo di una posizione, il coraggio di acquisire una certezza che poi deve misurarsi con la realtà. È un lavoro molto affascinante che educa a fondare le proprie ragioni e a rendere solidi i propri giudizi sul mondo».

La sua grande passione è la filosofia. Come si concilia con la religione?
«La filosofia insegna a pensare in un modo non probabilistico, fragile e precario. Esprime una tensione verso la verità che è destinata ad intercettare la grande tematica della fede. Sant’Agostino, Kierkegaard, Pascal, Arendt sono tutti autori che i ragazzi possono intercettare nelle lezioni e condividono il tentativo di indagare l’uomo e la realtà raggiungendo il traguardo di una verità che affonda le sue radici nell’esperienza. Ci interessa capire la possibilità di questo sguardo sul mondo. La filosofia è uno strumento».

Che cosa la entusiasma di più?
«Il rapporto con i ragazzi, indubbiamente, anche se una sola ora alla settimana forse è troppo poco. Per abbattere le barriere, creare la sintonia e la fiducia, conoscere e farsi conoscere anche la durata del tempo è importante e può rappresentare un ostacolo se non risulta sufficiente. Ma in presenza di una buona dose di fortuna e di una propensione vera al lavoro è sempre possibile fare breccia. E quando accade i ragazzi giungono ad una comprensione dei problemi, delle criticità e delle gioie con una autenticità che non smette mai di commuovermi. Si ragiona insieme sulla libertà, sulla felicità, sull’amicizia, sul desiderio e sulla stima di sé.  A quel punto sono loro ad insegnarmi qualcosa. Ed è qualcosa di unico e grande».

IstitutoCanossa Fraccia
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