INCONTRO DI INIZIO ANNO PER GENITORI E DOCENTI

Cosa ci aspettiamo da quest’anno scolastico?

L’incontro è stato aperto da Angelo Pizzocri che ha esordito con questa domanda, per poi sottolineare la sussistenza di un cammino, di un percorso di crescita e conoscenza da fare con i nostri figli / alunni, secondo un concetto dinamico di scuola.
Non c’è un copione già scritto da ripetere.
In classe la prima mossa da fare è guardare e ascoltare chi si ha davanti.
Questo dobbiamo fare anche noi genitori: imparare a guardarli ed ascoltarli, anche se non è scontato come quando erano piccoli.
Per aiutarci in questo cammino è stato chiesto un aiuto a Don Cesare Beltrami.

Tre gli aspetti affrontati:
1. Chi sono i nostri figli?
2. Il rapporto tra speranza ed educazione.
3. Come farci compagnia nel difficile e affascinante compito di educare.

1. Chi sono i nostri figli?
Crediamo di conoscerli bene ma realtà sono sempre un mistero.
I figli sono un dono che riceviamo e non un diritto. Sono un dono che accade non perché siamo pronti o perché lo meritiamo.
Possiamo così capire cos’è il mistero: qualcosa di grande e di concreto che accade. Ma perché perdiamo questa coscienza della vita e dei figli come mistero?
Perché per avere questa coscienza dell’origine c’è bisogno di un lavoro.
A questo punto sono state fatte tre sottolineature per educarci a questa posizione.
A. Amore, come esperienza del fatto che non c’è una preferenza: non scegliamo i figli e loro non scelgono noi. Siamo dati gli uni agli altri.
B. Educazione. Quando Dio ci ha dato i figli non ci ha chiesto se eravamo pronti. Questo racconta della capacità educativa di Lui, che si fida di noi. La responsabilità educativa non è un progetto, è un fatto da abbracciare così com’è.
Il rischio che corriamo è duplice: metterli al centro del mondo, impedendogli di crescere e di capire o decidere noi a priori cosa serva loro, dimenticando che esiste una libertà che deve giocarsi rispetto ad ogni proposta.
C. Libertà. I figli, abbiamo detto, sono “dati”, sono dono e mistero. Hanno una loro strada che dobbiamo permettere loro di percorrere.

2. Speranza ed educazione.
Il tema della speranza tocca quello che stiamo vivendo. Non possiamo pensare di dare una speranza ai nostri figli se non l’abbiamo per noi, per la nostra vita:
“Solo quando il futuro è certo diventa vivibile il presente” (Benedetto XVI in Spes Salvi).
I nostri figli accettano quello che diciamo solo se vedono noi nuovi, cambiati, contenti. Don Cesare ha citato a questo proposito la vicenda di Zaccheo, calamitato dalla sguardo di Gesù che lo guardava: la vicinanza di Gesù rendeva la sua vita trasfigurata. Zaccheo non aveva paura di perdere qualcosa. Noi invece a volte abbiamo paura di perdere i ragazzi. Dovremmo guardarli come Gesù ha guardato Zaccheo: non per gli errori (o le cose giuste) che fanno, ma per quello che sono.
Sul tema della speranza siamo stati invitati a leggere il discorso del Papa all’udienza generale del 23 agosto scorso: “Crediamo che i nostri giorni più belli devono ancora venire. Siamo gente più di primavera che d’autunno”.

3. Farsi compagnia nel compito di educare.
Come possiamo farci compagnia in questa responsabilità che tutti abbiamo?
Perché la responsabilità educativa è personalissima, ma non possiamo pensare di farcela da soli.
Le scuole come la nostra sono nate dentro un’amicizia, col desiderio che i nostri figli potessero incontrare la Bellezza che abbiamo incontrato noi.
C’è bisogno che questa amicizia continui, non per sostenere la scuola ma per generarla.
C’è un “di più” per noi tutte le volte che facciamo la fatica di dire chi siamo, perché così facendo ci ricordiamo del bisogno che abbiamo.

Con l’invito a riprendere insieme questi spunti si è concluso l’incontro.

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